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Cambiamento.

La formazione dell’individuo in bilico tra “vuoto” e  “Colmo”

I “Simposi Rosminiani” nascono nell’anno 2000 come continuazione della “Cattedra Rosmini”, la quale, fondata da Michele Federico Sciacca nel 1967, ha svolto brillantemente il compito affidatole di riportare la voce di Rosmini nel dialogo intellettuale con il pensiero contemporaneo. A partire dall’anno 2023, in piena continuità con l’originaria tradizione, si è pensato di istituire un ciclo di Corsi dedicati alla figura di Rosmini in relazione ai grandi dibattiti di questo periodo di “grandi cambiamenti”. Il Simposio 2025 ha messo in luce le problematiche e le sfide dell’umano legate all’innovazione tecnologica, mentre quello di quest’anno mira alla necessità di riflettere sull’individuo, in bilico tra il “vuoto” percepito come disgregamento affettivo, valoriale e culturale, e il “colmo” inteso come una continua sollecitazione di elementi di vario genere che lo distolgono dalla riflessione più profonda di sé come persona.

La parola “cambiamento” ci consente di considerare la realtà dell’umano per quella che si mostra, cioè in un continuo “cambiamento”; ma non ogni cambiamento è positivo, così come alcuni cambiamenti non sono negativi: si tratta di comprendere il senso, i motivi, le ragioni ed, eventualmente, l’opportunità o meno di ciò che si qualifica come “cambiamento”. Questo approccio ci stimola a prospettare, nel contesto delle discussioni sollecitate in questi incontri, come dobbiamo intendere questo “cambiamento” in atto e in che modo la formazione dell’individuo lo possa condurre a riscoprire la propria dignità e la dignità degli altri individui, intendendo con la parola “dignità” l’insieme di tutti quei valori spirituali e culturali che la parola “persona” implica.

Si è scelto di porre l’accento sul termine “individuo”, non perché si intenda affermare un bieco individualismo, tutt’altro, ma perché, come osserva giustamente Rosmini, occorre andare all’essenzialità ontologica del soggetto, altrimenti diventa impossibile aver adeguata coscienza di sé e dell’altro come “persona”. Afferma Rosmini che «per l’inoggettivarsi d’un uomo in un altro uomo, conviene prima di tutto che colui che s’inoggettiva prenda tutto il sentimento proprio che ha nella coscienza di se stesso, e slegandolo dal vincolo d’identità che ha con sé attualmente pensante, lo prenda tipo compiuto e vivente; che cosa abbiamo detto con ciò, se non che è necessario che ascenda col pensiero a pensare l’umano individuo nella sua esistenza assoluta ed eterna? Quest’individuo umano a pieno determinato divenuto tipo, ossia esistente d’esistenza assoluta, risponde perfettamente all’esistenza propria relativa. Ma in quell’individuo tipo c’è una parte identica a tutti gli individui relativi possibili ed è il principio della persona» (Teosofia, n. 875).

 

Prof. Padre Eduino Menestrina

Direttore del Centro Internazionale di Studi Rosminiani

LOCANDINA